Ancora semplificazioni nel codice privacy: il Garante dice no!

Il Consiglio dei Ministri ha approvato nei giorni scorsi un disegno di legge contenente tutta una serie di misure di semplificazione che, per quanto si legge nel comunicato del governo, dovrebbero essere funzionali alla riduzione degli oneri amministrativi e informativi a carico di cittadini e imprese e utili per il rilancio dell’economia e l’ammodernamento del Sistema Paese.

Come ben ricordiamo dai recenti trascorsi, quando si parla di semplificazione c’è sempre qualcosa da semplificare anche nel codice privacy. In particolare il disegno di legge vorrebbe che l’esclusione dal campo di applicazione del Codice della privacy, già prevista per il trattamento di informazioni relative alle persone giuridiche, riguardasse anche l’attività di impresa esercitata in forma individuale.
Inoltre, il disegno di legge prevede la modifica dell’art. 36 del codice privacy, in particolare è previsto che il disciplinare tecnico di cui all’allegato B) del codice privacy, relativo alle misure minime, debba essere aggiornato periodicamente con decreto interministeriale, previo parere del Garante privacy e sentite le associazioni maggiormente rappresentative delle categorie coinvolte. L’aggiornamento deve essere effettuato anche individuando modalità semplificate di adozione delle misure minime in caso di trattamento effettuato presso piccole e medie imprese, liberi professionisti e artigiani.

Su quanto previsto nel ddl semplificazioni è prontamente intervenuto il presidente dell’Autorità garante privacy, Antonello Soro, il quale con toni forti ha affermato che:
"Il disegno di legge di semplificazione ripropone, con ostinazione degna di miglior causa, una pesante modifica del codice di protezione dei dati personali. Oltre sei milioni di imprenditori potrebbero perdere il diritto alla tutela della loro privacy senza alcuno sgravio di tutti gli obblighi e adempimenti nei confronti delle persone con cui hanno rapporti (clienti, consumatori, dipendenti ecc.)".
Soro afferma, inoltre, che l’approvazione di tali previsioni porterebbe a uno sdoppiamento della persona dell’imprenditore a seconda della funzione svolta nel corso della giornata (artigiano, padre di famiglia, marito, mutuatario, inquilino, consumatore, ecc.) e sarebbe in contrasto con l’ordinamento comunitario.
"È davvero incredibile” – conclude il Presidente dell’Autorità Garante – “che nel nome della semplificazione si pensi di sopprimere la tutela di un diritto fondamentale a sei milioni di italiani. Scambiando i diritti per burocrazia. Auspichiamo che il Parlamento sappia fare giustizia".