Come sta procedendo il lavoro dei conservatori accreditati? Ce lo dicono i rapporti AgID

L’Agenzia per l’Italia digitale
ha pubblicato in questi giorni la Relazione
sui rapporti quadrimestrali dei conservatori accreditati, con lo scopo di
definire lo stato dell’arte della conservazione dei documenti informatici al 31
agosto 2015, ovvero dopo circa 18 mesi dall’entrata in vigore delle Regole
tecniche in materia di sistema di conservazione (DPCM 3 dicembre 2013). Nello
specifico, i dati raccolti nella relazione sono quelli riguardanti i primi due
quadrimestri del 2015.

La circolare n. 65 del 10 aprile
2014 di AgID, infatti, nel fissare le modalità  di accreditamento e di vigilanza
sui conservatori accreditati, ha stabilito che essi debbano trasmettere, a
partire dal quadrimestre successivo alla data di iscrizione nell’elenco dei
conservatori, “il rapporto quadrimestrale con i dati di riepilogo delle
attività  svolte
anche al fine di facilitare le attività  di vigilanza sul
mantenimento del possesso dei requisiti necessari a svolgere la conservazione
per conto delle Pubbliche Amministrazioni”.

I soggetti accreditati sono
tenuti a comunicare all’AgID anche eventuali modifiche apportate al sistema di
conservazione – e naturalmente a quei requisiti che ne hanno consentito
l’accreditamento – in relazione a tre ambiti: tecnologico (modifiche o
integrazioni alle componenti hardware o software); funzionale (modifiche o
integrazioni alle funzionalità  del sistema); organizzativo (sostituzione di
personale nei vari ruoli).

I rapporti devono essere
compilati secondo uno schema prestabilito, diviso in tre parti, riguardanti
rispettivamente i dati generali sul sistema di conservazione, il monitoraggio
(acquisizione dei dati relativi ai volumi e agli indicatori di misura delle
prestazioni del servizio), i Contratti P.A. (per l’acquisizione dei dati
specifici di ogni singolo contratto stipulato con le Pubbliche
Amministrazioni).

Nel periodo di tempo preso in
considerazione dai rapporti pubblicati (quindi fino a settembre 2015) gli accreditati (all’epoca 31, oggi 55) sono
stati, tranne che in un caso, tutti soggetti privati
, le procedure di
accreditamento hanno avuto una durata
media di 47 giorni
mentre la distribuzione geografica sul territorio
nazionale è risultata essere piuttosto disuguale, con una concentrazione nettamente maggiore di accreditamenti al Centro-Nord
rispetto al Sud. Tra i conservatori accreditati sono in netta prevalenza le aziende piccole (fino a 50 dipendenti),
seguite dalle medio-piccole, medio-grandi e grandi. Il numero degli accreditati
ha subito un notevole incremento nel secondo quadrimestre rispetto al primo,
arrivando quasi a raddoppiare.

Per quanto riguarda i contratti, la maggior parte dei contratti è stata
stipulata con soggetti privati
, mentre quelli stipulati con soggetti
pubblici rappresentano una percentuale contenuta (al di sotto del 4%), pur
essendo essa in forte crescita nel secondo quadrimestre. I contratti con la PA hanno previsto in totale da un minimo di uno SLA
(Service level agreement) a un massimo di sette
(bisogna considerare però che nel secondo quadrimestre 10 conservatori
non hanno previsto nessuno SLA
) e un
valore economico che si colloca in prevalenza nella fascia che va dai 0 ai
5.000 euro
.

Circa l’analisi dei volumi di
documenti e pacchetti informativi, nel primo quadrimestre risulta che il numero
di documenti versati dai soggetti produttori ai conservatori accreditati
ammonti a 617.298.554, nel secondo a 944.400.496 (con un incremento, quindi,
del 53%).

Dall’analisi dei dati emerge senz’altro un forte
interesse del mercato verso la fornitura di servizi di conservazione affidabili
e di qualità “
così ha commentato l’esito della Relazione il Presidente di
ANORC, Andrea Lisi
. “I paletti fissati dalle norme e giustamente legati più
alla qualità  del servizio fornito (attraverso un attento richiamo a standard
internazionali) e meno ad aspetti economici hanno favorito la possibilità  di
accreditamento anche per le pmi e non solo per i grandi del settore. Questo è sicuramente apprezzabile. 
Degno di nota è il fatto che i servizi forniti dagli
attuali conservatori si rivolgano più verso il mercato privato che verso quello
pubblico. Questo dato è quanto meno curioso dal momento che solo i soggetti
pubblici hanno l’obbligo di servirsi di conservatori accreditati
, e dovrebbe far riflettere sulla possibilità  che manchi ancora (e questo è grave) una consapevolezza diffusa dell’importanza di questo obbligo.
Inoltre è altrettanto preoccupante sapere che ci sia un
utilizzo diversificato degli SLA
. Si può stipulare un contratto di appalto di
servizi informatici così delicati senza avvalersi di robusti SLA?
“.