I vantaggi dell’Open Source nella Conservazione Digitale

I vantaggi dell’Open Source nella Conservazione Digitale

A cura di Nicola Savino – Presidente Commissione Tecnica sull’Open Source

 

Far nascere e sviluppare una commissione tecnica sull’Open Source è sicuramente una sfida difficile. 
E’ difficile per tanti motivi, uno su tutti il Business. Quando si parla di Open Source, infatti, si tende quasi sempre a pensare ai software gratis, del tipo : “Che bello, quel programma non lo pago e fa quello che voglio!”. O anche “Ma se ci sono software Open Source, io azienda come faccio Business?”. L’Open Source non è semplicemente software gratis, è molto di più. Open Source è sopratutto sinonimo di “Codice Libero”. Riporto da Wikipedia : “In informatica, open source (termine inglese che significa sorgente aperto) indica un software i cui autori (più precisamente i detentori dei diritti) ne permettono, anzi ne favoriscono il libero studio e l’apporto di modifiche da parte di altri programmatori indipendenti. Questo è realizzato mediante l’applicazione di apposite licenze d’uso. La collaborazione di più parti (in genere libera e spontanea) permette al prodotto finale di raggiungere una complessità  maggiore di quanto potrebbe ottenere un singolo gruppo di lavoro. L’open source ha tratto grande beneficio da Internet, perchè esso permette a programmatori geograficamente distanti di coordinarsi e lavorare allo stesso progetto.”

Di per sè, questa definizione basterebbe a far capire tante cose. Ma non voglio dilungarmi sull’Open Source e i suoi vantaggi nell’informatica e nel Web 2.0, ma giustamente vorrei approfondire il perchè dell’uso dell’Open Source nella conservazione sostitutiva. Come Presidente della Commissione Tecnica sull’Open Source in ANORC, partecipando a Docubusiness ho ricevuto tante domande. Per chi non era presente, mi è stata rivolta una domanda su tutte di più interesse. Questa : “Quali sono i vantaggi dell’Open Sorce nella conservazione sostitutiva?” .  Innanzitutto tengo a precisare che non esiste attualmente un software Open Source che faccia conservazione sostitutiva secondo le vigenti regole normative italiane, ma non perchè non ci siano gli strumenti per farlo, ma semplicemente per due motivi fondamentali :

1)l’open source non è ancora pienamente entrato nei processi di business aziendali, 2)  alcuni formati e standard open sono in fase di regolamentazione, ovvero devono essere “accreditati” dalla normativa e dalle regole tecniche in materia di firma digitale e conservazione digitale.

 

Scopo della Commissione è quello di concentrarsi sul secondo dei due motivi, visto che il primo dipende esclusivamente da politiche e scelte aziendali.

Esistono in Europa e in Italia, tantissimi progetti che trattano di firme digitali e marche temporali open e di protocolli e standard open. In Europa uno su tutti è sicuramente l’organizzazione no-profit OASIS ( http://www.oasis-open.org/ ) , ovvero  Organization for the Advancement of Structured Information Standards, che ha come mission quella di trattare lo sviluppo, la convergenza e l’adozione di standard aperti per la società  dell’informazione. In Italia invece sono di particolare interesse i progetti Open Signature ( http://opensignature.sourceforge.net/ ) per la firma digitale in UNIX e quello di PLIO ( http://wiki.plio.it/mediawiki/index.php?title=Firma_Digitale)  per la firma digitale in OpenOffice. E come dimenticare l’ormai affidabile Open Pec ( http://www.openpec.org) per la posta elettronica certificata in Open Source ? Visitando tutti questi progetti e l’immenso portale di OASIS, si comprende come sia attivo lo studio e l’interesse sul mondo Open per le tematiche relative alla conservazione digitale dei documenti informatici.

 

 

 

 

Rispondo dunque alla domanda rivoltami a Docubusiness. I vantaggi dell’Open Source

per la conservazione sostitutiva non riguardano solamente l’utilizzo di un software gratuito che sia conforme alla normativa italiana, ma soprattutto la definizione di standard open. Ricordo, durante il Master Course Anorc, quando si parlò di conservazione digitale a lungo termine e “quasi infinita”. In quel contesto, ci si chiedeva se gli standard che vengono definiti oggi saranno correttamente “letti” nel futuro, anche in un futuro molto lontano da noi. In verità , se non ci limitassimo essenzialmente alla conservazione di documenti e fatti contabili e fiscali, il senso della conservazione digitale è anche quello di “congelare correttamente” archivi che possano essere consultati a distanza di centinaia d’ anni, se non addirittura migliaia. Uno standard definito in ottica open certamente potrà  essere riletto e rivisto dai nostri posteri, proprio grazie alle sue specifiche tecniche che sono consultabili da chiunque e alle comunità  di sviluppatori che tengono in vita i progetti open. Ciò implica che esisterà  sempre un “visualizzatore” di documenti definiti con questi standard. A titolo d’esempio, cito dal sito OASIS standard come ODF e UBL, rispettivamente Open Document Format e Universal Business Language. Quest’ultimo ad esempio potrebbe essere utilizzato per la strutturazione delle fatture. Vi invito a prendere visioni degli standard definiti sul sito di OASIS. 

 

 

Di conseguenza, arriviamo ai vantaggi relativi all’utilizzo dei software open source. Mi vengono subito in mente prodotti come Alfresco o KnowledgeTree tra i più accreditati software di gestione e workflow documentale, che ovviamente mancano nativamente di moduli per la conservazione sostitutiva. Moduli che però possono essere integrati facilmente, proprio in virtù del codice libero rilasciato. Dunque non è vero che non sia possibile fare business con l’Open Source, se consideriamo quest’ultima possibilità . Di certo l’utilizzo di tali prodotti con questi moduli aggiuntivi, potrebbero abbassare i prezzi di erogazione di un servizio che a mio giudizio dovrebbe essere disponibile ad un maggior numero di utenti, non solo per piccole e medie imprese.   Il CNIPA proprio grazie al suo Osservatorio sull’Open Source, che svolge un’importante funzione di studio e di conoscenza in materia di open source per e nella pubblica amministrazione, sta piano piano evidenziando come l’utilizzo di questi software a codice libero, siano più che affidabili.

 

 

Io e gli altri componenti della Commissione abbiamo accettato questa “lotta” e cercheremo quanto più possibile di intavolare discorsi con il legislatore italiano al fine di adottare, sempre nel rispetto della normativa, standard e prodotti open. Non dimentichiamoci che un altro importante vantaggio dell’Open Source è quello di garantire maggiormente l’interoperabilità  tra vari sistemi informativi, permettendo infatti lo scambio di informazioni, dati e servizi in modo del tutto trasparente e di facile implementazione, rispetto a soluzioni e protocolli proprietari.