Le nuove professioni si organizzano e si regolamentano: nuove possibilità  per Record Document Manager e Privacy officer

Dopo anni di attesa è finalmente entrata in vigore una norma che detta disposizioni in materia di professioni non organizzate.
Il popolo dei professionisti non riconosciuti si organizza e riparte dalla regolamentazione prevista nella Legge n. 4/2013, pubblicata lo scorso 26 gennaio in Gazzetta Ufficiale.

La legge in questione prevede una serie di dettami per tutte le professioni non regolamentate che non rientrano in albi o elenchi, come stabilito dall’art. 2229: i professionisti coinvolti (circa 3,5 milioni di persone in Italia) ora possono, rispettando precisi requisiti, organizzarsi autonomamente o attraverso associazioni professionali che ne qualifichino l’operato e ne attestino le competenze.
L’intenzione del legislatore di qualificare le professioni non riconosciute si evince nel testo già  all’art.1, nel quale difatti non si parla più di “professioni non regolamentate”, come affermato dal vecchio decreto (D.Lgs 206/2007), ma di “professioni non organizzate in ordini o collegi”.

I professionisti potranno scegliere di organizzarsi in associazioni a carattere professionale o semplicemente autoregolamentarsi qualificando la loro prestazione professionale in conformità  alla norma tecnica UNI.
Le associazioni a carattere professionale dovranno innanzitutto essere fondate su base volontaria e senza alcun vincolo di rappresentanza esclusiva. Un’altra novità  sta nel fatto che le associazioni dovranno adempiere a tutta una serie di obblighi, garantendo trasparenza sul loro operato e sugli assetti associativi, dialettica democratica, osservanza dei principi deontologici e formazione continua. Così facendo le associazioni possono diventare il marchio di qualità  delle categorie professionali, tutelando nello stesso tempo il cittadino consumatore al quale vengono offerte maggiori garanzie.

La legge, infatti, prevede per queste associazioni non solo l’obbligo di redigere un Codice di condotta e istituire una commissione disciplinare con compiti di controllo e sorveglianza sui professionisti iscritti, ma anche quello di attivare uno sportello di riferimento per la gestione di eventuali contenziosi da parte dei committenti, con conseguente applicazione di sanzioni in caso di atteggiamenti contrari alle norme deontologiche.
Questo principio assicura una prestazione professionale di qualità  e conforme alle norme etiche.

Le associazioni, quindi, si pongono come garanti dell’attività  professionale che rappresentano, attestando i diversi livelli di competenza e certificando la formazione dei propri iscritti, allo scopo di valorizzare le competenze degli associati, nel rispetto delle regole deontologiche per la tutela degli utenti e delle regole sulla concorrenza
In particolare, l’articolo 4 della suddetta legge chiarisce che l’esercizio della professione è libero e fondato sull’autonomia, sulle competenze e sull’indipendenza di giudizio intellettuale e tecnica, nel rispetto dei principi di buona fede, di affidamento del pubblico alla clientela, di correttezza, di ampliamento e specializzazione dei servizi offerti, di responsabilità  del professionista.
I summenzionati principi devono essere garantiti nell’esercizio dell’attività  sia in forma individuale, che associata, societaria, cooperativa e nella forma di lavoro dipendente.

Nel caso di forma associativa, questa deve ottemperare – come già  scritto – a una serie di obblighi di pubblicità , trasparenza, informazione sulla struttura organizzativa, ed avere un sistema di attestazione.
Lo strumento idoneo a comunicare questi processi diventa il sito web dell’associazione che si propone come canale privilegiato per la diffusione delle informazioni sulla sua struttura organizzativa, secondo criteri di trasparenza, correttezza e veridicità  (atto costitutivo, statuto, organi deliberativi, legale rappresentante, sede legale, precisa identificazione delle attività  professionali, requisiti per la partecipazione all’associazione con particolare riferimento ai titoli di studio relativi alle attività  professionali dalla stessa rappresentate, obbligo di formazione e aggiornamento, indicazione della quota da versare).
La legge, inoltre, riconosce alle associazioni la possibilità  di rilasciare ai propri iscritti le attestazioni in modo da certificare determinati aspetti (come la regolare iscrizione del professionista all’associazione, i requisiti necessari per accedere, la qualificazione professionale che gli iscritti sono tenuti a rispettare nell’esercizio dell’attività , l’eventuale possesso della polizza assicurativa) e tutelare nel contempo i consumatori.

Oltre a una serie di garanzie affidate all’associazione, la legge riconosce anche la possibilità  di costituire appositi organismi di certificazione, accreditati da ACCREDIA (organismo unico nazionale di accreditamento), che attestino la conformità  alle norme tecniche UNI e a cui il professionista possa rivolgersi anche senza essere iscritto ad associazioni professionali.
A questo proposito infatti sono individuabili quattro livelli di competenza dei professionisti:
– nel primo livello rientrano quelli che non hanno alcuna certificazione, non sono iscritti ad associazioni professionali, non sono conformi alla norma UNI, ma per esercitare la professione hanno l’obbligo di riportare i riferimenti della legge su ogni documento;
– nel secondo livello sono collocati i professionisti che hanno l’attestazione di coerenza alla norma UNI;
– nel terzo livello troviamo i professionisti iscritti a un’associazione, che riportano su ogni documento non solo il riferimento normativo ma anche il numero di iscrizione all’associazione con l’obbligo di formazione continua;
– nel quarto livello coloro che possiedono certificazione delle competenze rilasciata da appositi enti certificatori. In questo caso il professionista risulta coerente con la norma UNI, iscritto a un’associazione e classificato da un ente terzo.

L’ottica meno restrittiva con cui si pone il nuovo testo normativo non solo mira a un riconoscimento formale delle professioni da lungo tempo in attesa di essere normate, ma anche di quelle “neo-nate”, come ad esempio il Responsabile della conservazione digitale (Record Document Manager) o il Responsabile del trattamento dei dati personali (Privacy officer), diventate figure obbligatorie e necessarie all’interno della pubblica amministrazione e non solo.
I professionisti, quindi, possono riconoscersi in associazioni che li rappresentino e non essendoci alcun vincolo di rappresentanza esclusiva, quest’ultime possono decidere, mantenendo la propria autonomia, di unirsi in forme aggregative con funzioni di promozione e qualificazione delle attività  professionali che rappresentano.
Spetta poi al Ministero dello Sviluppo Economico il compito di vigilare sulla corretta attuazione di questa legge e di promuovere l’informazione dell’avvenuta adozione della norma tecnica UNI nei confronti dei professionisti e degli utenti.
Questi gli obiettivi della nuova regolamentazione per le professioni non riconosciute che punta a dare autonomia, riconoscimento e legittimazione nello svolgimento delle attività  professionali, anche in previsione di tutte quelle nuove professionalità  emergenti nell’era digitale.