RAPPORTO ISTAT SULLA CONOSCENZA 2018: L’ITALIA CRESCE NEL DIGITALE, MA IN RITARDO

Dal recente Rapporto sulla Conoscenza 2018 di Istat emerge un interessante quadro di tipo comparativistico tra dati di carattere economico e sociale, con particolare attenzione riguardo all’incidenza delle nuove tecnologie e del web sui livelli di organizzazione ed efficenza aziendale. La situazione italiana appare ancora arretrata, se paragonata alla media degli altri paesi dell’Unione Europea, pur evidenziandosi un’importante crescita rispetto al passato.

Le aziende nazionali con meno di 10 addetti, infatti, dimostrano una decisa apertura verso il processo di avanzamento digitale, risultando provviste di un sito web nel 72% dei casi e manifestando, in tal senso, una crescita di 11 punti percentuali rispetto al 2010. Tuttavia si evince la difficoltà a sfruttare appieno il potenziale degli strumenti informatici, essendo solo il 10% delle imprese a fornire la possibilità di acquisti online. In Europa i valori risultano più incoraggianti con il 76% delle imprese che dispone di un sito web con il 16% di vendite online.

Il ruolo dell’imprenditore in questo tipo di analisi risulta marginale, non fosse per la maggiore rilevanza rispetto all’impiego dei gestionali ERP, che utilizza in maniera diretta e con maggiore frequenza.

Attraverso la lettura dei dati e la loro contestualizzazione in ambito europeo, quello che si evince è che nel bel Paese manca qualcosa in termini di informazione, alfabetizzazione e diffusione efficace delle conoscenze. Eppure la sete di avanzamento tecnologico in Italia è fortemente presente, basti pensare alla recente esperienza del Voucher per le PMI che ha generato un picco talmente elevato di domande, da rendere di fatto insufficienti i fondi ad esso destinati. Sarebbe forse il caso di chiedersi se si tratti esclusivamente di una questione di cultura, oppure se anche la scarsezza di incentivi giochi un ruolo determinante: sicuramente la concomitanza di entrambi i fattori può provocare quel rallentamento nel processo evolutivo a cui stiamo assistendo.

Addentrandoci nel documento è possibile rintracciare anche uno screening geografico dell’argomento. In Italia, risultano maggiormente inclini all’utilizzo del digitale, vantando una crescita in tal senso spesso superiore all’8%, le province autonome di Trento e di Bolzano, cui seguono l’Umbria e la quasi totalità del Mezzogiorno.

Di pari passo si evince una crescita nell’utilizzo di internet da parte degli utenti “regolari” che passano dal 37% del 2008 al 69% nel 2016, attestandosi comunque in una situazione di arretratezza rispetto alla media europea dell’81%.

L’utente medio Italiano utilizza il web per un ristretto numero di attività, quali la visualizzazione di video postati da altri utenti, oppure come metodo di partecipazione alle dinamiche civiche e politiche. A sorpresa, in tali contesti, il nostro Paese si dimostra addirittura sopra la media europea, occupando invece le ultime posizioni della graduatoria, per l’utilizzo di internet a fini informativi e culturali.

Alla luce di tali risultati è possibile concludere che l’utilizzo dei mezzi digitali appare maggiormente diffuso per attività quasi intuitive, che non necessitano di una formazione specifica. Verosimilmente un adeguato programma di alfabetizzazione fornirebbe gli strumenti necessari ad un uso più professionale e meno improvvisato delle nuove tecnologie, massimizzando, di conseguenza, l’avanzamento tecnologico in ambiti non solo lavorativi, ma anche privati, quotidiani.

Questi parametri sono di fatto suscettibili ad una lettura speculare: un’azienda digitalizzata per funzionare a dovere deve potersi riferire ad un’utenza alfabetizzata.

I risultati emersi dallo studio sono certamente utili per approfondire la lettura del processo di crescita dell’Italia digitale, ancora in fase di completamento. Emerge con particolare urgenza il bisogno di alfabetizzazione digitale verticalizzato e proporzionato, in grado di essere indirizzato a cittadini, PPAA e classe politica.