Ricetta elettronica: in Italia diffusione disomogenea

Nel nostro Paese l’abbandono della ricetta cartacea per quella elettronica procede a passo lento e discontinuo: questo è quanto si legge nei dati recentemente raccolti da Promofarma, società  commerciale e di servizi di Federfarma.

Secondo le stime di Promofarma tra le regioni italiane solo Sicilia e Val D’Aosta si sono approssimate al raggiungimento dell’obiettivo, fissato per le regioni dal Governo Monti, di un’emissione di ricette elettroniche entro il 2013 pari al 60% del totale.
Se in Sicilia il processo di digitalizzazione delle ricette rosse è ormai a regime – ma non senza criticità , come la mancanza di collegamenti internet o una piattaforma di gestione del sistema troppo lenta -in Veneto si è appena conclusa la fase sperimentale che dovrebbe portare nel 2014 all’estensione del processo su tutto il territorio regionale, mentre in Friuli Venezia Giulia e Piemonte, ad esempio, la sperimentazione sta per essere avviata.

Una delle cause di tanta disomogeneità  potrebbe risiedere nell’utilizzo di due differenti sistemi con i quali il farmacista trasmette i dati telematicamente: il  Sac (Sistema di accoglienza centrale) utilizzato in Abruzzo, Basilicata, Campania, Calabria, Liguria, Val D’Aosta, Molise, Sicilia, e il Sar (Sistema di accoglienza regionale), adottato da regioni come Emilia Romagna, Lombardia, Umbria, Toscana, Trento e Bolzano, Marche e Puglia, che sta provocando maggiori difficoltà .

L’abbandono della ricetta rossa comporterà  un notevole risparmio economico: la ricetta rossa ha infatti un ciclo di produzione oneroso e simile a quello delle banconote (viene stampata presso la Zecca di Stato e firmata su ogni singolo pezzo) con un costo di 46 centesimi a ricetta.
La diffusione della ricetta elettronica porterà  in generale con sè molti vantaggi, tra i più immediati una riduzione degli errori prescrittivi, un maggiore controllo dei costi e una riduzione del 30% della spesa farmaceutica.