Sito web della PA: nessun limite di spesa

Nessun limite di spesa per il sito web della PA: a stabilirlo è la Corte dei Conti, sezione Liguria, nella sua delibera n. 54/2015, con la quale ha risposto a un quesito del Comune di Santa Margherita Ligure, il quale chiedeva un parere sulla corretta applicazione dell’articolo 6, comma 8, del Decreto Legge 31 maggio 2010, n. 78 (convertito con modificazioni dalla legge 30 luglio 2010, n. 122) nella parte in cui fissa un limite di carattere finanziario alle spese sostenibili da pubbliche amministrazioni per relazioni pubbliche, convegni, mostre, pubblicità  e rappresentanza.
Secondo tale articolo, “a decorrere dall’anno 2011 le amministrazioni pubbliche non possono effettuare spese per relazioni pubbliche, convegni, mostre, pubblicità  e di rappresentanza, per un ammontare superiore al 20% della spesa sostenuta nell’anno 2009 per le medesime finalità “.
Occorre precisare che la Corte Costituzionale, con sentenza 4 giugno 2012, n. 139, aveva già  stabilito che le diverse disposizioni dell’art. 6 “non operano in via diretta, ma solo come disposizioni di principio, anche in riferimento agli enti locali”; ciò sta a significare che esse non impongono alle autonomie locali l’adozione di tagli puntuali alle singole voci di spesa elencate, ma devono invece essere considerate come un riferimento per la determinazione dell’ammontare complessivo della riduzione di spesa richiesta, che ciascun ente può discrezionalmente rimodulare tra i diversi ambiti e obiettivi di spesa.
Gli enti, perciò, hanno la facoltà  anche di mantenere inalterato e persino di incrementare il livello della spesa destinata a relazioni pubbliche, convegni, mostre, pubblicità  e rappresentanza, sebbene a scapito degli interventi di spesa riferiti alle altre voci contemplate nell’art. 6 del Decreto Legge n. 78 del 2010.
Riguardo alle spese connesse alla gestione del sito web istituzionale, la Corte ha preso in riferimento il Dlgs. 14 marzo 2013, n. 33 relativo al “Riordino della disciplina riguardante gli obblighi di pubblicità , trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni”, con cui sono posti a carico delle PA numerosi obblighi di pubblicazione nei propri siti istituzionali riguardanti vari aspetti dell’organizzazione e dell’attività  svolta, in base al principio di trasparenza.
Per cui, come si legge testualmente nella delibera, la creazione e la conservazione di un sito Internet istituzionale costituiscono adempimenti richiesti dalla legge e, dunque, è da ritenere che non vi sia alcun limite di spesa per l’aggiornamento e lo sviluppo del sito istituzionale ex art. 6, comma 8, del Decreto Legge n. 78/2010, applicandosi, così, il principio dettato nella delibera n. 50/2011 delle Sezioni riunite della Corte dei Conti nazionale, secondo cui sono esclusi dai limiti di spesa gli adempimenti riconducibili alle attività  di informazione e comunicazione delle pubbliche amministrazioni.
D’altronde, proprio la nostra Carta Costituzionale, all’art. 97, sancisce il principio di pubblicità  dell’agire istituzionale, con riferimento all’esercizio della funzione amministrativa. Tale disposizione individua quei principi fondamentali che ogni pubblica amministrazione deve rispettare, ovvero: legalità , buon andamento, responsabilità  e imparzialità  della PA.
E’ tramite il principio della pubblicità  dell’agire istituzionale, declinato altresì nel canone della trasparenza, che le amministrazioni rendono conto delle proprie azioni di fronte alla collettività . Tuttavia, oltre a essere principio fondamentale, la trasparenza può essere considerata anche come una finalità  della PA. 
Quando si parla di trasparenza si fa riferimento, perciò, alla pubblicità  che oggi la pubblica amministrazione deve porre in essere tramite il proprio sito web istituzionale, favorendo, dunque, la disponibilità  e l’accessibilità  delle informazioni a tutti i cittadini, permettendo sia un controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche (art. 1, comma 1), sia che tutti i cittadini/utenti, attraverso la pubblicazione nei siti internet istituzionali della PA, accedano a documenti, informazioni e dati (art. 2, comma 2) che hanno diritto di conoscere (art. 3).
Il legislatore ha voluto sottolineare, poi, che non basta solo la pubblicazione online di tali informazioni, anche nel formato di tipo aperto, sul sito istituzionale, ma fondamentale sarà  anche l’indicizzazione e la rintracciabilità  tramite i motori di ricerca web, nonchè il riutilizzo (artt. 4, comma 1, e 7). 
Oltre ai requisiti appena menzionati per le pubblicazioni sui siti web istituzionali, in ottemperanza agli obblighi di trasparenza occorre anche considerare la predisposizione per la compilazione e l’invio di istanze tramite formulari on line, l’accessibilità  alle informazioni e ai documenti pubblicati secondo i criteri della Legge 4/2004 (c.d. Legge Stanca, recante “Disposizioni per favorire l’accesso dei soggetti disabili agli strumenti informatici”), la messa a disposizione on line di dataset pubblici secondo il paradigma Open data e molti altri adempimenti previsti dal Codice dell’Amministrazione digitale. 
Ovviamente, per far fronte ai diversi requisiti, soprattutto di natura informatica e tecnologica, che il legislatore richiede alla PA, non possono essere imposti alla stessa dei limiti di spesa per la predisposizione e la gestione delle funzionalità  del sito internet istituzionale. 
In tale prospettiva, dovrebbe essere prevista anche una seria formazione e l’adeguata valorizzazione del personale (dirigenziale e non) preposto alla gestione dei processi digitali, magari nei ruoli di responsabilità  già  individuati dalla normativa, come il Responsabile della trasparenza, della pubblicità  legale on line, degli Open data, della gestione elettronica dei documenti, della conservazione, del trattamento dei dati personali. 
Diversamente, un limite di spesa irragionevole, in relazione ai requisiti tecnologici e agli obblighi di pubblicazione previsti dalle norme, finirebbe non solo per rendere – di fatto – impossibile il corretto adeguamento alla legge da parte delle pubbliche amministrazioni, ma comprometterebbe anche i diritti della collettività  nei casi in cui la PA si trovasse nell’oggettiva impossibilità  di adempiere ad alcuni dei suoi obblighi nei confronti dei cittadini, in tema di accessibilità , trasparenza e pubblicità  dell’agire amministrativo.