ANORC ha preso parte al gruppo di lavoro organizzato dal partner Procedamus dedicato alla normalizzazione dei termini giuridici per l’archivio di deposito, contribuendo attivamente alla redazione di un documento ufficiale, trasmesso pochi giorni fa alla Direzione Generale Archivi (DGA). L’Associazione ha partecipato ai lavori attraverso le figure degli Avv.ti Andrea Lisi e Luigi Foglia, insieme a diversi esperti del campo, provenienti dal mondo universitario e della PA.
Disallineamento normativo e prospettive di armonizzazione
Il documento elaborato dal gruppo di lavoro intende portare all’attenzione del legislatore il disallineamento tra i termini di archiviazione previsti dalla normativa vigente: 30 anni per gli archivi degli enti statali e 40 anni per quelli degli enti pubblici. Si tratta di una differenza significativa che nell’attuale contesto di trasformazione digitale rischia di tradursi in inefficienze gestionali, disomogeneità nei processi di archiviazione e potenziali criticità sul piano giuridico e organizzativo.
In un sistema sempre più orientato alla gestione digitale dei documenti, la coesistenza di regole temporali differenti appare infatti poco coerente con l’esigenza di garantire interoperabilità, uniformità e certezza del diritto. Da qui la necessità, evidenziata dal gruppo di lavoro, di avviare un percorso di armonizzazione normativa.
Tale percorso però non può non tener conto delle specificità degli archivi digitali e della normativa europea di settore. Per tale ragione, nel corso delle attività, è emersa la necessità di avviare un confronto istituzionale con Agenzia per l’Italia Digitale e con la Direzione Generale Archivi (DGA), in relazione al tema attuale degli archivi di documenti informatici pubblici. Una riflessione che si inserisce nel più ampio scenario delineato dal rinnovato Regolamento eIDAS e dall’introduzione del servizio fiduciario di eArchiving.
Proprio il ruolo di tale servizio sarà al centro del prossimo webinar promosso da ANORC su DIGEAT TV, con l’obiettivo di approfondire e chiarire alcuni aspetti destinati a incidere in modo significativo sul futuro della conservazione digitale.