Simplify, simplify! (Henry Thoreau)

di Alessandra Foschetti – Direttivo ANORC
Semplificazione: è il termine, entrato nel lessico comune, con il quale si fa riferimento ad un insieme di istituti, disciplinati da norme inerenti alla documentazione e all’innovazione amministrativa, nella consapevolezza dei cittadini/utenti che le complicazioni burocratiche non solo sono evitabili, ma possono essere anche terreno fertile per nascondere realtà corruttive.
La ministra della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia, dando conto dello stato di avanzamento dei lavori previsti dall’Agenda per la semplificazione per il triennio 2015-2017, ha recentemente annunciato che sono state rispettate “oltre il 90% ” delle scadenze. 
Fra tutti, spiccano quali progetti strategici il sistema pubblico di identità digitale (Spid) e l’Anagrafe unica della popolazione residente (Anpr), volti a rendere effettivo il concetto di cittadinanza digitale previsto in apertura dalla L. 124/2015, c.d. “Riforma Madia” della semplificazione (ribadendo, ove servisse ancora, l’imprescindibilità del binomio semplificazione – digitalizzazione).
L’introduzione dei sistemi di identità digitale permetterà al cittadino di usufruire di servizi online: questa innovazione tecnologica, strategica per la semplificazione amministrativa, richiede quindi alla pubblica amministrazione la capacità di razionalizzare “i processi decisionali” con logiche procedurali tali da fare in modo che siano erogati telematicamente. 
I processi alla base dell’emanazione di un provvedimento amministrativo (essendo questo lo strumento e al contempo il servizio erogato dalla PA) devono essere “predeterminabili”, ovvero deve essere possibile una programmazione dell’attività amministrativa applicando concetti giuridici e lasciando poco margine di astrazione. L’ambito del “potere discrezionale” del responsabile amministrativo deve cioè essere ricondotto a poche scelte dal contenuto predeterminato: un sistema appesantito da vincoli ingiustificati e regole poco chiare nella formulazione (come sta accadendo con Freedom of Information Acts” – FOIA) costituisce un freno alla digitalizzazione – e quindi alla semplificazione.
La stessa proposta di modifica del Codice dell’Amministrazione Digitale, effettuata nell’intento di procedere ad una razionalizzazione dei principali aspetti inerenti all’utilizzo delle tecnologie nella pubblica amministrazione, ha condotto all’elaborazione di un testo sostanzialmente privo di elementi operativi di riferimento, come da obiezioni sollevate dal Consiglio di Stato in un parere interlocutorio, il 785/2016. 
In assenza o nell’indeterminatezza di tali riferimenti operativi, il margine di discrezionalità dell’azione amministrativa è più ampio e la ricaduta sulla mappatura del processo decisionale, come abbiamo detto, è evidente (così come il potere di ogni ente pubblico di discostarsi dalla normativa, creando una frammentarietà di applicazione della stessa sul territorio).
Dal punto di vista istituzionale e amministrativo, il sistema della pubblica amministrazione è un sistema complesso; questa realtà ha numerose cause, alcune delle quali riconducibili alla dinamica organizzativa interna del sistema stesso, altre (come abbiamo visto) di natura propriamente normativa e altre ancora inerenti all’aspetto tecnologico che in questo panorama è solo uno dei tanti fattori e neppure il principale. 
La “cabina di regia” a livello tecnico politico, che potrebbe essere introdotta dall’articolo 15 del nuovo Cad, dovrà disporre di tutte le conoscenze idonee anche ad evidenziare tali criticità e sottoporre conseguenti elementi di analisi dell’impatto delle normative (statali o di natura regolamentare interne all’ente) ai processi di digitalizzazione.