Tutti sono storici (ma chi è Tacito?)

Con gli arichivi digitali si dissolvono le tradizionali gerarchie accademiche, nasce una comunità  enormemente allargata.
Cambierà  la memoria? Siamo all’utopia del più grande archivio umano: ma fragile e volatile

di GIOVANNI DE LUNA (dalla Stampa.it/Libri – 08/05/2012)

Nella rete si depositano ogni giorno milioni di informazioni, immagini, documenti pubblici e privati. Google ha conservato tutti i messaggi lasciati nei news group a partire dal 1981: erano 4 mila in quell’anno, erano diventati 150 milioni nel 2001. Con il tempo, tutto questo diventerà  un gigantesco archivio della memoria del mondo globalizzato. Ogni epoca ha la sua memoria e dispone degli strumenti necessari per perpetuarla nel tempo. Rispetto a quella di pietra prima e a quella di carta poi, la memoria digitale è un’altra cosa, anzitutto per le sue straripanti dimensioni quantitative. Mai si era pensato che l’utopia del ricordare tutto e tutti potesse compiutamente realizzarsi. Adesso, sembra che ci siamo arrivati molto vicino e che quello che si sta costruendo possa veramente diventare il più grande archivio del passato concepito dalla mente umana. A partire dal 1996, l’associazione no profit Internet Archive cataloga e memorizza qualsiasi genere di pagina sul web e da tempo ha superato la soglia dei 100 terabytes di materiale conservati nel suo archivio.

Ma è come voler svuotare il mare con un guscio di noce. In realtà , quello che si salva dell’ enorme quantità  di materiale prodotto dalla rete è solo una piccola parte di quanto effettivamente viene depositato nelle profondità  del web. I documenti conservati in forma digitale sono intrinsecamente fragili (un nastro, un disco, un cd, hanno una durata media di 5 anni), risentono della natura instabile, provvisoria e in costante movimento del mondo piatto e grigio della Rete; la loro volatilità , il loro anonimato, la difficoltà  di ricostruire il contesto in cui sono stati elaborati sono altrettanto trappole disseminate sul cammino dei nostri ricordi così che il passaggio dalle memorie di pietra e di carta a quella virtuale sembra in realtà  accentuare l’ansia di non riuscire a trattenerla, di lasciarsela sfuggire, di vederla diventare così impalpabile da poter essere facilmente cancellata.

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