Dato aperto e formato aperto

Dal 4 all’11 marzo, su tutto il territorio nazionale, si celebra la prima edizione della Settimana dell’Amministrazione Aperta (SAA).  Il ministro Marianna Madia ha invitato i sindaci di tutti i Comuni, i presidenti delle Regioni, i ministri e i rappresentanti della società civile aderenti all’Open Government Forum, ad organizzare iniziative da includere nel programma ufficiale della settimana.

A fronte dell’iniziativa promossa nel corso di questa settimana, sarebbe opportuno riflettere su alcuni concetti fondamentali:

  • Cosa vuol dire Open data e a cosa servono?
  • Che differenza c’è tra dato aperto e dato con formato aperto?
  • Quale è il fine del rilascio dei dati pubblici in formato aperto?

Per “dati aperti” si intende la disponibilità (concetto più ampio della mera pubblicazione) dei dati detenuti dalle pubbliche amministrazioni su siti web istituzionali. I dati aperti rendicontano all’esterno i successi (o insuccessi) della pubblica amministrazione, in un’ottica di trasparenza amministrativa e restituiscono al controllo sociale un patrimonio informativo che la pubblica amministrazione detiene da anni (spesso in cartaceo).

La normativa indica diverse caratteristiche che deve avere un dato per essere davvero considerato “aperto” allo scopo di favorirne l’accesso e il riuso.

Tali sono, ad esempio, oltre alla loro completezza, granularità e reperibilità dai motori di ricerca: la mancanza di vincoli dati da licenze di utilizzo o brevetti, l’assenza di dati personali o sensibili, il formato aperto, la capacità di essere processati in automatico da parte di personal computer (cd. Machine-readable), la tempestività, accessibilità. Tali caratteristiche devono essere permanenti.

Quindi il “formato” è una caratterista tecnica del dato (v. pure il comma 3 dell’art. 68 del Codice dell’Amministrazione Digitale – Dlgs. 82/2005) che, tra le altre, permette di accedere al dato senza restrizioni. Il “Decreto Trasparenza” – Dlgs. 33/2013, distingue tra dato e formato, dando indicazioni alle amministrazioni sul tipo di formato da utilizzare per pubblicare i “dati aperti”.

Oltre a rispondere all’esigenza di trasparenza amministrativa e restituire all’intelligenza collettiva un patrimonio informativo che gli appartiene, gli open data generano ulteriore utilità sociale, in ragione della loro potenzialità economica.

Infatti esistono molti esempi di riuso da parte di sviluppatori di applicazioni, imprese e chiunque ne abbia interesse che creano ulteriori servizi, quali infografiche, mappe su trasporti o servizi geolocalizzati partendo dalla rielaborazione degli stessi (v. per esempio http://dati.comune.bologna.it/casi-uso).

A tal proposito vi ricordiamo che anche Anorc Professioni ha inteso contribuire all’iniziativa nazionale proponendo un webinar nel quale saranno affrontate le ultime novità previste in tema di pubblicazione e accesso ai dati, alle informazioni e ai documenti pubblici, con particolare attenzione alle nuove norme sul c.d. FOIA. 

Intereverranno in qualità di relatori gli Avv.ti Sarah Ungaro e Carola Caputo.

È possibile consultare il programma completo e conoscere le modalità di partecipazione al webinar al seguente link.