L’imposta di bollo sui documenti informatici

L’imposta di bollo è un’imposta diretta che si applica su documenti indicati espressamente dalla normativa: l’ente non può quindi escluderne tipologie né modificare l’importo dell’imposta, anche questo previsto per legge.

Diversi dall’imposta di bollo sono i diritti di segreteria: in genere sono applicati in relazione ad attività certificative (e connesse). Gli importi dei diritti sono indicati invece in regolamenti dell’ente stesso, ma sempre sulla base di precise indicazioni normative.

Il pagamento dell’imposta di bollo avviene mediante intermediario convenzionato con l’Agenzia delle Entrate, oppure attraverso l’acquisto di carta bollata filigranata adesiva, recante impresso il relativo valore.

Anche i documenti digitali sono soggetti a bollo: la data del bollo deve essere contestuale alla registrazione del documento, essendone presupposto giuridico per la sua esistenza.

Per permettere l’assolvimento di tale onere sui documenti digitali, l’ente può aver adottato diverse soluzioni:

  1. Imposta di bollo assolta in modo virtuale. In questo caso l’ente è stato autorizzato dall’Agenzia delle Entrate a effettuare versamenti in conto corrente dell’importo corrispondente ai bolli da produrre. Infatti, oltre questa dicitura si potrebbero trovare indicati gli estremi di tale autorizzazione; l’interessato effettuerà un bonifico in conto corrente o tramite bollettino postale dell’importo dell’imposta di bollo.
  2. Applicazione del bollo sull’originale cartaceo della domanda, scansione e invio telematico. In questo caso l’amministrazione tenta di dematerializzare un processo in assenza di autorizzazione dell’Agenzia delle Entrate. Pertanto si tratta di un tentativo di trasposizione digitale di un processo interamente cartaceo. In alcuni casi l’originale cartaceo con il bollo sarà conservato direttamente dall’interessato, in altri casi ne è chiesto il successivo invio per posta ordinaria o la consegna a mano.
  3. Regolarizzazione dell’imposta di bollo in un momento successivo alla presentazione delle domande, producendo il bollo (meglio “i bolli” in quanto in genere si applicano sia all’istanza sia al provvedimento finale) in cartaceo (quindi recandosi allo sportello) al momento del ritiro del provvedimento finale. In questo caso la dematerializzazione del processo è a metà, in quanto attiene solo alla fase di presentazione.
  4. Invio di autocertificazioni firmate (anche digitalmente) con l’indicazione del valore bollato assolto. Il numero del bollo infatti è univoco e l’ente può controllarne l’effettiva esistenza anche online.

L’Agenzia per l’Italia Digitale e l’Agenzia delle Entrate hanno da tempo in cantiere un progetto (@e.bollo) che permetterà il pagamento telematico del bollo assieme alla creazione della domanda stessa, permettendo di inserire le informazioni sul pagamento (che si effettuerà con carte di credito, prepagate o bonifici) direttamente online. Grazie a tale soluzione, che sarà di certo più rispondente alle esigenze sia delle amministrazioni sia degli interessati, si potranno finalmente superare queste differenze applicative.