Lotta al Covid-19: esiste l’altra faccia dell’emergenza. Quella digitale – Intervista a Mara Mucci

Come spesso accade nelle situazioni di emergenza, alcuni, vecchi nodi vengono al pettine.

La digitalizzazione è uno di quelli, come ha ampiamente dimostrato il recente caso del crollo del portale di INPS. Se è pur vero che da un lato il Coronavirus ha costretto l’Italia a “sbloccare” alcuni elementi (metodologici e operativi) che sarebbero altrimenti rimasti ai blocchi di partenza per ancora parecchio tempo (smart working, didattica a distanza, forme agevolate di interazione smart con la PA) e che riflettono la centralità della gestione dei dati a livello infrastrutturale, dall’altro, alla più generale situazione di emergenza, si sommano tante “emergenze digitali” minori, contingenti, che non fanno che aggravare il disagio percepito dai cittadini.

Mara Mucci, segretario generale di ANORC Professioni e Coordinatrice del Presidio Territoriale Emilia-Romagna di ANORC, commenta la situazione recentemente generatasi nella Regione, per richiesta dei buoni spesa.

 

A: Mara, se dovessi scegliere una frase per presentarci quando accaduto, quale sarebbe?

M: “Al momento non è possibile proseguire con la richiesta del procedimento. Ci scusiamo per il momentaneo disagio”. Nessuna frase è più emblematica di questa: si tratta della risposta che compare sul portale del comune di Imola, quando un cittadino tenta di compilare il form per avviare la procedura per la richiesta del buono spesa, essenziale per il sostegno di molti cittadini, che di punto in bianco si sono trovati senza reddito ed in difficoltà.

 

A: Il risultato è da imputare ad un “semplice” malfunzionamento? O si tratta di un famoso “nodo” venuto al pettine?

M: Temi come l’agenda digitale nazionale e la digitalizzazione dei processi ormai non sono più una novità,  e ad Imola passi avanti ce ne sono stati pochi nel corso degli anni. Oggi, di fronte alla pandemia, i nodi vengono al pettine. Facciamo un esempio, il bonus spesa nel comune di Imola.

All’inizio si è partiti con un procedimento sostanzialmente analogico (l’utente si stampava un modulo, lo compilava e lo inviava ad un indirizzo mail). Tuttavia, dopo l’invio del modulo non si riceveva nessun riscontro o numero di protocollo (il cittadino di fatto non riceva alcun aggiornamento in merito all’iter). Dopo qualche giorno, è stata introdotta la novità.

Sul sito del comune di Imola è comparso un form per digitalizzare il processo  di acquisizione della domanda (al quale si accede con SPID o credenziali Federa), che però andava subito in errore. Colpa della fretta? Del picco di lavoro per chi fornito il servizio?  Non mi sento certo di dare la colpa di  ciò al Commissario straordinario Izzo ma è evidente che il risultato finale è un estremo ritardo nell’erogazione del sussidio. Ritardo dovuto al fatto che con il processo sostanzialmente analogico, le domande pervenivano incomplete. Se si fosse partiti subito con il form funzionante, non ci sarebbe stato questo ritardo, perché analizzare le domande sarebbe stato più semplice (senza contare il fatto che si sarebbe evitato di chiedere all’utente dati che la PA già possiede).

 

A: Possiamo considerarlo un esempio di mancanza di cultura del dato come “risorsa informativa”?

M: Esatto. Il risultato è che, oggi che ci troviamo di fronte alla richiesta di un servizio essenziale a sportelli chiusi, le domande arrivano tutte in una volta via web, e come accaduto con Inps, qualcosa può andare storto. Qui probabilmente non si tratterà di un eccessivo carico dei server, ma il nuovo servizio probabilmente non è stato testato a sufficienza, e comunque è stato messo online in tutta fretta.

Anche a livello di circondario imolese non c’è da gioire. Borgo Tossignano va avanti con procedure analogiche (ancora una volta un documento da compilare, col rischio di errori e domande incomplete) e lo stesso possiamo dire di Castel San Pietro Terme.

 

A: Eppure un cambio di approccio sembrava prospettarsi all’orizzonte…

M: Il decreto legge n.18 del 2020 appena varato conferma la centralità del lavoro agile. L’obiettivo è quello di potenziare ai massimi livelli possibili l’utilizzo di questa forma organizzativa, limitando la presenza negli uffici pubblici, potenziando dunque la digitalizzazione dei processi.

Mi auguro che passata l’emergenza, venga fatto un serio lavoro a disposizione di tutto il circondario. Per risparmiare risorse, evitare duplicati, e centralizzare costi e problematiche.

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